Come funzionano gli airbag indossabili

Chissà se 70 anni fa l’ingegnere statunitense John W. Hetrick avrebbe immaginato le mille declinazioni che la sua invenzione, l’airbag, avrebbe assunto nel tempo. Forse no, perché quando il 18 agosto 1953 depositò il brevetto del primo “pallone ad aria”, precisò che fosse “destinato agli autoveicoli” anche se la prima auto a dotarsene apparirà solo venti anni più tardi, a causa della ritrosia degli automobilisti e degli alti costi di realizzazione. Oggi, invece, non soltanto tutti i costruttori sono obbligati a installarli sulle loro macchine (inventandone sempre di nuovi e maggiormente efficaci), ma gli airbag vengono utilizzati in una moltitudine di ambiti, dalle missioni aerospaziali al ciclismo, dalla subacquea allo sci, dall’ippica al motorsport. Tra questi dispositivi i più utili sono quelli indossabili, che quotidianamente salvano la vita a migliaia di persone.
. INVENZIONE UNGHERESE. La storia delle protezioni inserite nei capi d’abbigliamento è recente: il primo brevetto di airbag indossabile risale al 1977 e appartiene a un ingegnere ungherese di nome Tamas Straub che descrive un giubbotto gonfiabile tramite una valvola collegata a un cavo.
Per la commercializzazione occorrerà attendere diverse decadi prima che gli airbag fossero incorporati in tute come quelle dei piloti della MotoGP, che si espandono proteggendo petto, spalle e colonna vertebrale dai violenti urti con il terreno.
Ne parliamo nel numero di Focus in edicola fino al 21 marzo (e in digitale per sempre). Ma nel frattempo, godetevi l’infografica interattiva qui sotto..