Jean-Claude Carrière, lo sceneggiatore francese si spegne a 89 anni

È passato a miglior vita Jean-Claude Carrière, uno dei più prolifici sceneggiatori del ‘900, il secolo del Cinema. Carrière è una di quelle figure rispetto alle quali davvero il curriculum diventa lo strumento migliore per dare contezza, se non della persona, sicuramente del personaggio. Tra nomi di registi e titoli di film, l’abbondante mezzo secolo di carriera fa registrare passaggi che pressoché nessuno può vantare, non in così rispettosa misura.

Passato alla Storia anche per la sua proficua collaborazione con Luis Buñuel, scaturita ad un anno appena dall’Oscar al cortometraggio diretto insieme a Pierre Étaix, Heureux Anniversaire. Era il 1963. L’anno dopo, per l’appunto, esce Il diario di una cameriera, primo lavoro con il regista spagnolo, cui seguono Bella di giorno (1967), La via lattea (1969), Il fascino discreto della borghesia (1972, nomination all’Oscar per la miglior sceneggiatura originale), Il fantasma della libertà (1974) e Quell’oscuro oggetto del desiderio (1977, nomination all’Oscar e al César per la miglior sceneggiatura non originale).

Tuttavia il suo impegno non si limita certo ad un solo autore, né, se è per questo, al solo cinema. La sua penna, brillante, spazia oltre alla scrittura per il cinema, abbracciando la scrittura tout court, dato che in fondo questo è Carrière, uno scrittore che ha saputo uscire dagli schemi e che, proprio per questo, ha tirato fuori alcune delle sceneggiature più originali di sempre.

Uno scrive originale eppure un istante dopo tocca aggiustare il tiro, o quantomeno chiarire; sì perché Carrière è stato anche capace di adattare materiale altrui con non poca fortuna, da La cagna di Marco Ferreri (1972) a Il tamburo di latta di Volker Schlöndorff (1979), i registi che ha affiancato sono molteplici, tra cui Jean-Luc Godard per Si salvi chi può (la vita) di Jean-Luc Godard (1980), Daniel Vigne per Il ritorno di Martin Guerre (1983, César per la miglior sceneggiatura), Philip Kaufman per il bestselle di Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere (1988, BAFTA e nomination all’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale), fino a Louis Malle per Milou a maggio (1990).

Di Birth – Io sono Sean, uno dei tre film di Jonathan Glazer, presentato al Festival di Venezia nel 2004, in Concorso, ha curato i dialoghi, mentre, più di recente, di fatto i suoi ultimi lavori, ha scritto Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità per la regia di Julian Schnabel (2018), L’uomo fedele di Louis Garrel (2018), e l’anno scorso, per Garrel senior, Philippe, The Salt of Tears, presentato in Concorso al Festival di Berlino. Nel 2014 l’Academy lo ha insignito di un Oscar alla Carriera.