Lacci su Sky Cinema Due e Now dal 2 giugno

Lacci, su Sky Cinema Due e Now disponibile dal 2 giugno il dramma del 2020 diretto da Daniele Luchetti e interpretato da Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante e Silvio Orlando.

“Lacci” è ambientato in una Napoli dei primi anni ‘80 e segue il matrimonio di Aldo e Vanda (Rohrwacher) che entra in crisi quando Aldo (Lo Cascio) si innamora della giovane Lidia (Linda Caridi). Trent’anni dopo, Aldo e Vanda sono ancora sposati. Un giallo sui sentimenti, una storia di lealtà ed infedeltà, di rancore e vergogna. Un tradimento, il dolore, una scatola segreta, la casa devastata, un gatto, la voce degli innamorati e quella dei disamorati.

Il cast è completato da Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini, Francesca De Sapio, Simona Tabasco, Antonella Monetti, Joshua Francesco Louis Cerciello, Giulia De Luca, Giovannino Esposito e Sveva Aiardo Esposito.

Lacci selezionato come film d’apertura della 77ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 2014 scritto da Domenico Starnone, autore della sceneggiatura insieme al regista Luchetti e Francesco Piccolo. Il film segna una reunion tra Starnone e Luchetti dopo La scuola e un’altra collaborazione nel 1998 per I piccoli maestri.

Lacci, il dramma di Daniele Luchetti con Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante e Silvio Orlando
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Luchetti sulla transizione dal romanzo al film ha raccontato: Quando ho letto per la prima volta LACCI di Domenico Starnone ho trovato domande che mi riguardavano e personaggi nei quali era difficile non identificarsi. Attraverso una storia familiare che dura trent’anni, due generazioni, legami che somigliano più al filo spinato che a lacci amorosi, si finisce di leggere il libro con una domanda: hai permesso alla tua vita di farsi governare dall’amore? Lacci è un film sulle forze segrete che ci legano. Non è solo l’amore ad unire le persone, ma anche ciò che resta quando l’amore non c’è più. Si può restare assieme per rancore, nella vergogna, nel disonore, nel folle tentativo di tener fede alla parola data. Lacci racconta i danni che l’amore causa quando ci fa improvvisamente cambiare strada e quelli – peggiori – che produce quando smette di accompagnarci.

Daniele Luchetti con “Lacci” parla di un amore segnato dal tempo, di vita condivisa che diventa routine e di un tradimento che il regista ci fa vivere attraverso il quotidiano di un marito e padre che entra ed esce dalla vita della sua famiglia dopo aver perso la testa per un’altra donna. Sul cast spicca la prova di Alba Rohrwacher, bravissima ed emotivamente intensa nel raccontare la confusione in cui cade una moglie tradita.

Luchetti sulle relazioni e il tempo in cui viviamo: È qualche tempo che, prima di tutto da spettatore, sono tornato a capire che ciò che mi interessa, nella narrazione, sono le relazioni. Per questo, ogni volta che da regista mi scopro ad affrontare questi temi, sento di non tradire ciò che è alla base della mia passione. Le relazioni, che siano più esplicitamente inserite sullo sfondo di un contesto sociale o politico, o strette in spazi privati e circoscritti, sono un modo di raccontare non semplicemente noi stessi, ma noi stessi nel tempo in cui viviamo.

“Lacci” gioca con lo scorrere del tempo e con un susseguirsi di flashback, la pellicola va avanti e indietro nelle vite dei protagonisti che nella prima parte hanno i volti di Rohrwacher e Lo Cascio tra liti, ripicche e frustrazione repressa che viene a galla, mentre la seconda parte, in cui entrano in scena i più maturi Laura Morante e Silvio Orlando si fa più cupa, scandisce un quotidiano vissuto passivamente, una relazione feroce come i rimorsi e amara quanto il rimpianto.

Luchetti parla del suo cast e di attori con cui ama lavorare: In questo viaggio ho voluto essere accompagnato da attori che amo. Con alcuni è stato un felice ritorno, con altri una felicissima prima volta. Li ho tormentati con la vicinanza della macchina da presa, per scavare nelle loro reazioni, e trattando i volti come paesaggi da esplorare. Un tempo pensavo che la macchina da presa fosse il centro del mio lavoro. Ora mi accorgo che ciò che riusciamo a creare nel lavoro tra testo, regista e attore capovolge le mie priorità. Non cerco la perfezione nel lavoro degli attori: cerco le smagliature, le distrazioni, una qualche verità. Dico loro, a volte, scherzando, di essere un regista imperfezionista. Il risultato che preferisco è quello imprevisto, che mi coglie di sorpresa, e questo accade quando si hanno attori aperti, che si fidano di te. Avere l’attore al centro, significa porre tenere fisso lo sguardo sulle nostre emozioni, cioè tutto ciò che abbiamo. Si raccontano le relazioni per provare a mettere ordine tra le smagliature delle nostre vite, per capirle meglio e per illuderci che possano essere comprese, accettate, risolte.

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