Nomadland: la regista Chloe Zhao censurata dal governo cinese

Nomadland, il dramma della regista Chloe Zao recentemente premiato con due Golden Globes, ha provocato una campagna di censura online in Cina a causa dei commenti e dichiarazioni rilasciati dalla regista sul paese, tra cui un vecchia intervista del 2013 in cui Zhao ha descritto la Cina come “Un posto dove ci sono bugie ovunque”.

Zhao con “Nomadland” è diventata la prima regista donna asiatica a conquistare il Golden Globe, la vittoria di Zhao è stata accolta con orgoglio da vari siti web cinesi, ma alcuni nazionalisti cinesi hanno messo in dubbio la cittadinanza di Zhao. Anche se nata a Pechino e figliastra dell’attrice cinese Song Dandan, la regista ha studiato nel Regno Unito e negli Stati Uniti e non ha mai posseduto passaporto cinese. Al riguardo in una recente intervista con un sito web australiano Zhao ha dichiarato: “Gli Stati Uniti ora sono definitivamente il mio paese”.

Secondo quanto riferisce il sito Variety, qualsiasi argomento, commento o riferimento legato al film “Nomadland” è finito nel mirino della censura del governo cinese. Le menzioni di Nomadland (“#Nomadland” e “#NomadlandReleaseDate”) su Weibo, popolare sito di microblogging cinese a mezza via tra Twitter e Facebook, sono bloccate poiché secondo motivazioni ufficiali l’argomento violerebbe “le leggi, i regolamenti e la politica” della Cina. Sebbene il film sia ancora programmato per l’uscita nelle sale cinesi il 23 aprile, qualsiasi menzione e / o riferimento all’imminente uscita del film sono stati rimossi da vari siti sponsorizzati dal governo.

In un recente profilo pubblicato sul New York Magazine, la signora Zhao si è riferita alla popolazione settentrionale della Cina come “la mia gente” e si è descritta come “cinese”. Con questo attrito sorto tra Zhao e il governo cinese, potrebbero sorgere problemi anche con il prossimo film della regista, il film Eternals di Marvel Studios che ha attualmente una data di uscita fissata al 5 novembre in altre parti del mondo, ma ancora nessuna data designata in Cina.

Fonte: The New York Times