Stasera in tv: “Il Traditore” su Rai 1

Cast e personaggi

Pierfrancesco Favino: Tommaso Buscetta
Maria Fernanda Cândido: Maria Cristina de Almeida Guimarães
Fabrizio Ferracane: Pippo Calò
Fausto Russo Alesi: Giovanni Falcone
Luigi Lo Cascio: Salvatore Contorno
Goffredo Maria Bruno: Stefano Bontate
Nicola Calì: Totò Riina
Giovanni Calcagno: Gaetano Badalamenti
Bebo Storti: avv. Franco Coppi
Gabriele Cicirello: Benedetto Buscetta
Paride Cicirello: Antonio Buscetta
Elia Schilton: giornalista
Alessio Praticò: Scarpuzzedda
Pier Giorgio Bellocchio: Cesare
Rosario Palazzolo: Gianni De Gennaro
Antonio Orlando: Michele
Fabrizio Romano: avvocato
Pippo Di Marca: Giulio Andreotti
Marilina Marino: donna di Buscetta
Maria Amato: Melchiorra Buscetta

Trama e recensione

All’inizio degli anni 80 è guerra tra le vecchie famiglie della mafia, Totò Riina e i Corleonesi. In palio c’è il controllo sul traffico di droga. Alla festa di riconciliazione delle ‘famiglie’ Tommaso Buscetta sente il pericolo. Decide di emigrare in Brasile per seguire i suoi traffici e allontanarsi dai Corleonesi che si accaniranno su due dei suoi figli e il fratello rimasti in Sicilia, e lui stesso è braccato anche in Brasile. Ma prima della mafia è la polizia brasiliana ad arrestarlo. Ora ci sarà l’estradizione e la morte sicura in Italia. Ma il giudice Giovanni Falcone gli offre un’alternativa: collaborare con la giustizia. Per il codice d’onore della mafia equivale a tradire. Grazie alle sue rivelazioni viene istruito il Maxi-Processo con 475 imputati. Le sentenze decimano la mafia, ma Totò Riina è ancora latitante. La risposta è l’attentato a Falcone e alla sua scorta. Buscetta decide di fare nomi eccellenti della politica, è il testimone in numerosi processi e diventa sempre più popolare. Riina viene finalmente arrestato. Il processo contro Andreotti invece è inficiato da una campagna mediatica contro di lui, fotografato durante una crociera in nave. La sua credibilità ne risente. Buscetta lascia l’Italia. Lo ritroviamo a Miami, malato e sempre in allerta, in attesa della rappresaglia mafiosa. Ma la morte per malattia lo raggiunge prima della vendetta di Cosa Nostra.

Note di regia

È un film ancora diverso da tutti i precedenti, forse assomiglia un po’ a “Buongiorno, notte” perché i personaggi si chiamano coi loro veri nomi, ma lo sguardo è più esposto, all’esterno, i protagonisti sono spesso in pubblico, per esempio nel gran teatro del Maxiprocesso di Palermo e in altri teatri di altri processi con un copione diverso, pur essendo i personaggi spesso ripresi a distanza ravvicinata, trascurando però quei tempi psicologici, quelle nevrosi e psicosi “borghesi” che sono state spesso la materia prima di molti film che ho fatto in passato. “Il Traditore” è anche un film civile (o di denuncia sociale come si diceva una volta) evitando però ogni retorica e ideologia. Ho scoperto infine in questo film, sempre da dilettante, il siciliano, lingua meravigliosa spesso storpiata, ridicolizzata, caricaturizzata anche dal nostro cinema (e televisione). Mi interessa il personaggio di Tommaso Buscetta perché è un traditore. Il traditore potrebbe essere il titolo del film. Ma in verità chi ha veramente tradito i principi ‘sacri’ di Cosa Nostra non è stato Tommaso Buscetta, ma Totò Riina e i Corleonesi. Come si vede due modi opposti di tradire. Nella storia tradire non è sempre un’infamia. Può essere una scelta eroica. I rivoluzionari, ribellandosi all’ingiustizia anche a costo della vita, hanno tradito chi li opprimeva e voleva tenerli in schiavitù.”

“Perché Buscetta” di Enzo Biagi

Lo hanno definito «Boss dei due mondi». E anche: «Il primo gola profonda della mafia». Veramente ci fu una volta, più di trent’anni fa, il «caso Valachi», uno che si lasciò andare con quelli del FBI, ma un capo della DEA, Franck Monastero, che si occupa di droga, considera il vecchio Joe un sillabario, e Buscetta l’enciclopedia. Un fratello ha detto: «Masino ha sempre avuto in testa le donne». È vero: e quanti guai. Ci sono, nella sua storia, tre mogli, e una serie non misurabile di avventure: anche attrici, anche signore. Piaceva. Gianni De Gennaro, il primo funzionario di polizia che ha raccolto le confidenze di Tommaso, appena reduce da un tentato suicidio, me lo ha descritto come «un uomo pieno di dignità». La parola colpisce: vuol dire una persona che, per virtù o per merito, suscita rispetto. Vede, in televisione, uno sceneggiato che ricostruisce, con molti arbitrii, un momento della sua vita: si sente offeso nell’onore, e chiede, agli agenti che lo custodiscono, che lo portino in carcere comune, dove rischia la pelle, così non se ne parla più. Cristina, la giovane sposa brasiliana, mi ha detto: «Voglio che i miei figli lo amino come merita». Conquista, sempre, la simpatia della gente; lo trattano, in qualunque situazione si trovi, con deferenza. Nelle prigioni dove è rinchiuso le rivolte trovano poche truppe: don Masino, silenzioso, riflessivo, intelligente, comanda senza dare ordini. I detenuti lo vedono e si calmano. Tranquillizza il direttore: «Uno spiacevole equivoco». Il giudizio di un esperto, che lo ha studiato da vicino: «Ha carisma. Poteva essere un grande generale, o un grande manager». Un maresciallo delle guardie, quando è protetto a Roma, in un alloggio misterioso, gli porta, da casa sua, i piatti siciliani che preferisce: pesce e melanzane, pasta con le sarde, cassata con ricotta e frutti canditi, e il vino rosso di Salaparuta. «Ha l’aria di un gentleman», ha scritto il cronista del «New York Post», che lo vede apparire in tribunale. Alto, robusto, ogni mattina, cada il mondo, mezz’ora di ginnastica, e la moglie di un commissario della Criminalpol gli impresta la sua «cyclette». Ha cura di sé. Quando lo accompagnano in un negozio per comperare un abito che gli permetta di presentarsi con decoro nell’aula giudiziaria, sceglie un blazer. Non ha mai sopportato gli amici che sfoggiavano vetture potenti o esibivano orologi costosi: «Butta quel Rolex», diceva, «lo hanno tutti i commessi viaggiatori». [brani estratti dal libro “Il Boss è solo” di Enzo Biagi, Mondadori 1986]

La colonna sonora

  • Le musiche originali de “Il Traditore” sono del compositore premio Oscar Nicola Piovani (La vita è bella). Piovani e il regista Marco Bellocchio hanno collaborato anche per Sbatti il mostro in prima pagina (1972), Nel nome del padre (1972), Marcia trionfale (1976), Salto nel vuoto (1980), Vacanze in Val Trebbia (1980) e Gli occhi, la bocca (1982).
  • La colonna sonora include anche i brani: “Says”, “Hammers” e “An Aborted Beginning” di Nils Frahm; “Historia de un Amor” di Guadalupe Pineda; “Va, pensiero” di Giuseppe Verdi; “L’italiano” di Toto Cutugno; “Vertige” di René Aubry.


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