Stasera in tv: “In guerra” su Rai 3

Cast e personaggi

Vincent Lindon: Laurent Amedeo
Jean Grosset: Grosset
Mélanie Rover: Mélanie
Jacques Borderie: Borderie
Martin Hauser: Hauser
Valerie Lamond: avv.ssa Lamond
David Rey: Direttore Amministrativo e Finanziario
Olivier Lemaire: Sindacalista SIPI #1
Isabelle Rufin: DRH
Bruno Bourthol: Sindacalista SIPI #2
Sébastien Vamelle: Sindacalista CGT #2

Doppiatori italiani

Francesco Pannofino: Laurent Amedeo
Gianni Giuliano: Grosset
Benedetta Degli Innocenti: Mélanie
Carlo Valli: Borderie
Luca Biagini: Hauser
Marina Guadagno: avv.ssa Lamond
Stefano Alessandroni: Oliver
Simone D’Andrea: Sebastian
Massimo De Ambrosis: Censier
Pasquale Anselmo: Laurent Boukhar
Stefano Thermes: Bruno
Tiziana Bagatella: Letizia
Marco Baroni: Cedric

La trama

Nonostante i sacrifici finanziari dei dipendenti e l’aumento dei profitti dell’ultimo anno, i dirigenti della Perrin Industries decidono improvvisamente di chiudere una fabbrica. I 1100 dipendenti, rappresentati dal loro portavoce Laurent Amédéo (Vincent Lindon), decidono di opporsi a questa drastica decisione, pronti a qualsiasi cosa pur di non perdere il posto di lavoro.

Intervista al regista

Il regista Stéphane Brizé racconta il perché di questo film.

Per capire cosa c’è dietro le immagini dei media che vengono regolarmente proposte a testimonianza della violenza che può scatenarsi durante la contrattazione di un accordo per un licenziamento collettivo. Anzi, dovrei dire “prima” invece di “dietro”. Cosa accade prima dell’improvvisa esplosione di violenza? Quale percorso ha portato a quel punto? Una rabbia alimentata da un senso di umiliazione e disperazione, accumulato in lunghe settimane di lotta, che rivela, come scopriremo, una sproporzione colossale tra le forze in campo.

Brizé spiega quali sono le premesse della sceneggiatura di “In Guerra” scritta con Olivier Gorce.

Il co-sceneggiatore del film Olivier Gorce e io siamo partiti da due premesse: immaginare il film come un’epopea, costruita però senza mascherare la realtà con la finzione. Dunque, il racconto si sviluppa attorno alla descrizione di un meccanismo economico che ignora i fattori umani e in parallelo all’osservazione della rabbia crescente dei lavoratori sottoposti alla pressione della negoziazione di un accordo per un licenziamento collettivo. Una rabbia incarnata in particolare da un delegato sindacale che mette in campo, senza alcuna retorica politica, proprio la necessità di farsi portavoce del dolore e dell’indignazione che sono tanto suoi quanto degli altri lavoratori. La sua ragione per lottare: rifiutarsi di essere privato del lavoro solo per permettere alla società di aumentare ulteriormente i propri profitti, quando questa stessa azienda si era impegnata a tutelare i posti di lavoro dei dipendenti in cambio della loro disponibilità a ridurre il proprio salario.

Brizé parla della scelta per questo nuovo film di collaborare per la quarta volta con Vincent Lindon.

Il nostro rapporto cresce film dopo film, anno dopo anno, ed è veramente straordinario. Non tanto per la fiducia reciproca che permette questo percorso, quanto per la mancanza assoluta di piaggeria e falsità. Dopo tre film nei quali avevo affidato a Vincent ruoli di uomini taciturni, era necessario che facessi evolvere il nostro lavoro, cambiando radicalmente la natura del progetto e del personaggio, pur perseguendo la nostra necessità di osservare il mondo. In questo film, Vincent interpreta un uomo che parla, si difende, resiste, contrattacca verbalmente. Ne avevamo entrambi bisogno perché rispecchia un lato condiviso del nostro temperamento: siamo tutti e due pervasi di rabbia. Un bisogno dettato dal tema e dall’evoluzione del nostro modo di lavorare: questo ruolo di leader e questa storia sono una risposta alla nostra duplice esigenza.

Il regista spiega perché “In Guerra” non è un politico nel senso stretto del termine.

Politico nel senso etimologico del termine, ovvero che osserva la vita della città. Ma io non sono il portavoce di alcun partito o sindacato, mi limito semplicemente ad analizzare un sistema oggettivamente coerente dal punto di vista degli azionisti, ma altrettanto oggettivamente incoerente dal punto di vista umano. E il film contrappone questi due punti di vista. La dimensione umana contro gli interessi economici. Come possono combaciare queste due differenti interpretazioni del mondo? Possono anche solo coesistere ai giorni nostri? Mi sono interessato a questi temi perché non sono convinto che la maggior parte delle persone colga fino in fondo cosa si nasconde dietro la chiusura delle fabbriche di cui sente parlare tutti i giorni in tv e sui giornali. Non mi riferisco alle imprese che chiudono perché sono in perdita, ma alle aziende che chiudono impianti di produzione nonostante siano in attivo.

Curiosità

  • Il regista Stéphane Brizé ha diretto anche La legge del mercato (2015) e Una vita (2016).
  • In Guerra segna la seconda collaborazione tra Stéphane Brizé e l’attore Vincent Landon dopo La legge del mercato.
  • La sceneggiatura di “In Guerra”è stata scritta dal regista Stéphane Brizé con lo sceneggiatore Olivier Gorce, i due avevano già collaborato in precedenza per La legge del mercato. Al copione hanno collaborato anche Ralph Blindauer, Olivier Lemaire e Xavier Mathieu.
  • Stéphane Brizé come accaduto per il precedente La legge del mercato ha optato per l’utilizzo di attori non professionisti.

La colonna sonora

  • Le musiche originali di “In Guerra” sono del compositore esordiente Bertrand Blessing alla sua prima e sinora unica colonna sonora cinematografica.

Il regista Stéphane Brizé parla della scelta di un compositore esordiente: Si, si chiama Bertrand Blessing e di solito lavora per compagnie di ballo. L’ho conosciuto a uno spettacolo che abbinava musica, percussioni e acrobazie, molto prima di girare. L’energia che scaturiva dalla sua musica corrispondeva all’energia che io proiettavo nella mia storia, quando ancora non era neanche completamente scritta. Sono andato a incontrarlo dopo lo spettacolo e abbiamo iniziato subito a lavorare insieme. La sua musica è riuscita a tradurre il caos, la tenacia e l’orgoglio degli operai. Era quello che gli avevo chiesto. Riesce a trasportarci nel terreno della lotta dei lavoratori, dove si respira collera e rabbia.

TRACK LISTINGS:

1. Insane 6:17

2. # Live 4:30

3. # 2 4:53

4. # 3 4:14

5. Insane (Radio Edit) 2:50

 

[Per guardare il video clicca sull’immagine in alto]